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LE PERSONE DIETRO L’ARTE

 

John Lindsay Opie

John Lindsay Opie, studioso di fama internazionale, è, a tutt’oggi, il massimo esperto d’iconografia russa del mondo accademico italiano. Di origini angloamericane e discendente da antica nobiltà scozzese, ha studiato Lettere Classiche e Letteratura Inglese alla Columbia University di New York, Storia dell’Arte all’Ateneo di Firenze, e si è specializzato in Filosofia e Teologia all’Università catanese. Nel nostro paese ha insegnato presso gli istituti universitari statali di Catania, Genova, L’Aquila e Roma (La Sapienza). Docente di Storia dell’Arte Bizantina alla Terza Università di Roma, come primo titolare a tale disciplina, è cofondatore e consulente della collezione d’icone russe di Banca Intesa a Vicenza e collabora alle iniziative culturali del Museo delle Icone Russe “F. Bigazzi” di Peccioli (Pisa). Conferenziere in Italia, Stati Uniti d’America, Inghilterra, Austria, Danimarca ed India, gli sono stati riconosciuti benemerenze e premi di prestigio internazionale. I suoi interessi vertono da sempre sull’arte ieratica e sui principi fondativi che la sostanziano, spaziando dall’eredità classica greca e romana (A time of Gods, 1965), alla cultura tradizionale dello Śri Lanka, in quanto riflesso di un modello di civiltà integralmente sacrale (Island Ceylon, 1970). Accolto fin dal 1969 nella Chiesa Ortodossa Russa, da quasi trent’anni i suoi studi si sono concentrati sulla pittura cristiana d’Oriente e le sue coordinate dogmatiche e liturgiche. In questo senso fra le moltissime pubblicazioni in diverse lingue, occorre ricordare, alcuni recenti scritti di ricognizione storico-iconografica come Le icone post-bizantine di Piana degli Albanesi (1990), Le icone di Mezzojuso (1991), The Siculo-Cretan School of icon painting (1991), Manolis Chatzidakis e l’icona post-bizantina (1998), Agnus Dei (2002); altri suoi saggi vertono piuttosto sull’iconologia e sull’ermeneutica teologica e mistica dell’immagine sacra. Fra questi ultimi, bisogna segnalare due pietre miliari come Il significato iniziatico delle icone pasquali (1975) e I sensi esoterici delle icone pasquali (1975), pubblicati sulla rivista «Conoscenza Religiosa» diretta da Elémire Zolla (1926- 2003). Questa collaborazione testimonia il lungo sodalizio di Lindsay Opie con il famoso scrittore e studioso di letterature mistiche e tradizioni metafisiche, nell’intento comune di approfondire scientificamente il linguaggio del simbolismo sacro e nel diffondere le tematiche del Cristianesimo orientale, anche in una serrata critica alla modernità.

Alessandro Giovanardi

Phd, studioso di arte sacra e di estetica simbolica, insegna Arte sacra e Iconografia ed Iconologia presso gli ISSR “Alberto Marvelli “ di Rimini, San Marino e Montefeltro e “Santa Maria di Monteberico” di Vicenza; si è formato presso l’Università di Bolgna laureandosi su Pavel Florenskij e quella di Siena (sede di Arezzo), ottenendo il dottorato in scienze filosofiche con una tesi su Vladimiro Zabughin, e il master in estetica sul bizantinista John Lindsay Opie. Curatore di mostre e saggista  si è occupato soprattutto dell’icona russa, delle origini bizantine nella pittura riminese del Trecento, del pensiero estetico di Cristina Campo, Elémire Zolla, Florenskij, Pavel Evdokimov, Zabughin, Lindsay Opie. Dal 2009 cura le attività culturali della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.

Giuliano Pisani

Filologo classico e storico dell’arte, è membro della Société Européenne de Culture e del Comitato Istituzionale dei Garanti per la promozione della Cultura Classica in Italia del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR). Socio effettivo dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti, presiede la Delegazione patavina dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC). Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è autore di numerosi studi e traduzioni dal greco e dal latino (in particolare Platone, Plutarco, Marsilio Ficino). Ha dato una lettura fortemente innovativa del ciclo giottesco della Cappella degli Scrovegni (I volti segreti di Giotto. Le rivelazioni della Cappella degli Scrovegni, Rizzoli 2008), che ha presentato in numerose città italiane ed europee (tra cui Parigi, Mosca, San Pietroburgo, Copenhagen, Cracovia, Locarno, Vilnius, Freiburg, Sofia). Nel 2015 ha pubblicato un nuovo libro, Il capolavoro di Giotto. La Cappella degli Scrovegni. Nel 2016 è uscito un suo studio innovativo sulla Fornarina di Raffaello (Le Veneri di Raffaello. Tra Anacreonte e il Magnifico, il Sodoma e Tiziano, Ediart, Todi). Nel 2017, per i tipi di Bompiani, ha coordinato con Emanuele Lelli l’edizione completa degli Scritti morali di Plutarco.

Ha ideato nel 1994 il Premio letterario Campiello Giovani, di cui è tuttora Presidente del Comitato tecnico. Suo è anche il progetto Padova – Casa dei Giusti (Padua – Home of the Righteous), fatto proprio dal Comune di Padova e nel cui ambito è sorto il Giardino dei Giusti del Mondo, che onora con una pianta tutti coloro che si sono opposti ai genocidi dell’ultimo secolo in ogni parte del mondo.

Andrea Colamedici e Maura Gancitano

Filosofi, editori, registi e scrittori. Siamo, con Nicola Bonimelli, gli ideatori di Tlön, scuola di filosofiacasa editricelibreria teatro e agenzia di eventi. Abbiamo scritto insieme Tu non sei dio – fenomenologia della spiritualità contemporanea (Edizioni Tlon) e Lezioni di Meraviglia (Macro Edizioni). Andrea è anche l’autore de Il codice del Mito (Mursia Editore) e del racconto di filosofia per bambini Madda sulla Luna. Maura ha pubblicato Malefica – trasformare la rabbia femminile (Edizioni TLON), Igiene e cosmesi naturali (Il Leone Verde 2013). Abbiamo tradotto opere di Jodorowsky, Grof, Gold, e curato riviste e antologie di letteratura, filosofia e ricerca interiore. Siamo ospiti fissi su Radio Rock, con la rubrica Rocksofia.

 

Andrey Tarkovskij

Tarkovskij Andrej Arsenevič

Regista cinematografico russo, nato a Zavraž′e (Ivanovo) il 4 aprile 1932 e morto a Parigi il 29 dicembre 1986. La sua opera, considerata in un primo tempo espressione del di-sgelo sovietico, si è poi rivelata un’interrogazione sulla religiosità russa, che ha posto il regista in un rapporto sempre più conflittuale con il potere, fino all’esilio volontario dal 1984. Con il suo primo lungometraggio, Ivanovo detstvo (1962; L’infanzia di Ivan), ottenne il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia e, successivamente, vinse al Festival di Cannes nel 1969 il premio Fipresci della critica internazionale per Andrej Rublëv, nel 1972 il Gran premio speciale della giuria per Soljaris (Solaris), nel 1983 il premio Fipresci per Nostalghia, noto anche come Nostal′gija, e infine nel 1986 ancora il Gran premio speciale per Žertvoprinošenic, noto anche come Offret/Sacrificatio (Sacrificio).

Wikipedia

Tarkovskij, poesia del miracolo

 

Andrey Andreevich Tarkovskij
Andrei Tarkovskij – il figlio del regista e direttore dell’Istituto internazionale Tarkovskij

Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij.
Dopo la scomparsa di Andrej Tarkovskij, nel 1987 nasce a Parigi l’Institut International Andreï Tarkovski. I soci fondatori dell’Istituto sono Robert Bresson, Mstislav Rostropovich, Krzysztof Zanussi, Maximillian Shell e Larissa Tarkovskij. L’organizzazione del Centro Tarkovskij parte dall’idea del regista stesso che voleva realizzare e dirigere un’accademia internazionale delle arti a Firenze. Dopo la sua scomparsa, lo scopo principale dell’Istituto è diventato quello di promuovere l’opera del Maestro, pubblicandone gli scritti, organizzando manifestazioni e convegni. Dal 1987 a oggi, con l’aiuto dell’Istituto, molti documenti degli archivi di Tarkovskij, inclusi i suoi diari e il libro teorico Scolpire il tempo, sono stati pubblicati in più di 15 lingue. Sono stati organizzati numerosi convegni, mostre fotografiche e retrospettive in Francia e in altri paesi europei.
Nel 1992 apre l’Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij a Firenze, con sede in via San Niccolò 91, con l’obiettivo di diffondere l’opera di Tarkovskij in Italia e a Firenze in particolare – la città che egli amava e dove aveva scelto di vivere. L’Istituto ha organizzato retrospettive e concerti ispirati al cinema dell’artista russo. Fino a oggi a Firenze sono stati raccolti tutti gli archivi del regista, inclusi quelli fotografici, e viene svolto il lavoro di catalogazione del materiale con la collaborazione scientifica della Sovrintendenza Archivistica per la Toscana. Dal 2002 l’archivio è notificato dallo Stato italiano.
Nel 1997 viene costituita la Fondazione Tarkovskij a Mosca che con il sostegno del Ministero della cultura russo si occupa di tutto ciò che riguarda l’opera e le attività legate al nome di Andrej Tarkovskij nella sua terra natale, dal restauro delle pellicole dei suoi film alla pubblicazione degli archivi (ancora inediti in Russia).
I tre centri di Parigi, Firenze e Mosca sono strutture giuridicamente indipendenti, unite però nella gestione e nel coordinamento dei progetti sotto una direzione comune.
Nel 2004 è stata costituita l’Associazione Amici di Andrej Tarkovskij che riunisce gli appassionati e i cultori dell’opera tarkovskiana, permettendo loro di essere informati e partecipi di tutte le iniziative dell’Istituto.
Nel 2016, in occasione del trentennale della scomparsa del regista, nasce il progetto del Museo Andrej Tarkovskij a Firenze.

 

Stefano Benni

Non esiste una biografia del lupo Benni perché da trent’anni, tutte le volte che gliela chiedono, il lupo la cambia, dicendo un sacco di balle, o quasi-balle. Poiché nessuno ha mai controllato, Benni si è divertito a costruirsi almeno dodici biografie diverse.
Eccone una che è quasi vera.

Benni nasce nel 1947 a Bologna ma la sua infanzia è sulle montagne dell’Appennino, dove fa le prime scoperte letterarie, erotiche e politiche.

Il soprannome Lupo nasce qui, per la sua abitudine di girare di notte ululando insieme ai suoi sette cani.
Gioca a pallone ma la sua carriera è interrotta da un infortunio.
Studia al classico con risultati non eclatanti, viaggia e sbevazza. L’università proprio non fa per lui. Cambia due o tre facoltà, ma intanto ha cominciato a scrivere continua

 

Alexandr Daniloff

Alexander Daniloff è un artista e illustratore russo nato nel 1963. Terminati gli studi presso la Scuola Teatrale di Niznij Novgorod (Russia) nel 1990 si è inserito immediatamente nel mondo dell’arte, riscuotendo notevole successo di pubblico e di critica sia in Russia che al estero.

Dal 1987 al 2000 ha partecipato a numerose mostre personali e collettive a Niznij Novgorod, Mosca, Norilsk (Russia); ad Amsterdam, Venlo, Horst, Heusden (Olanda); a Barcellona (Spagna); a Helsinki (Finlandia); a San Francisco e a

Los Angeles (Stati Uniti).

Dal 1994 collabora con la galleria olandese IROK.

Nel 2000 si trasferisce in Italia. Attualmente vive e lavora come artista professionista a Lucca.

Ha collaborato con il Teatro Sociale di Rovigo per la creazione di manifesti e locandineCon una particolare tecnica di disegno ha realizzato alcuni murales sia in Italia che in Russia. Ha creato tre collane dei Tarocchi che sono stati pubblicati nel 2012 e 2014 e ha illustrato alcuni libri. Ha dipinto gli stendardi per i pali di Sulmona nel 2009; di Massa Marittima, San Giovanni d’Asso (Siena) e di Gualdo Tadino (Perugia) nel 2010; di Lucca e di Castel Madama (Roma) nel 2011. continua

Dmitrij Vasiukov

Vasyukov Dmitry Davydovich. 
Nato il 2 aprile 1958, a Mosca. 
Nel 1979 si è diplomato presso il dipartimento di recitazione dell’Accademia Teatrale “B. Shchukin”. Nell’ambito teatrale lavoro poco. Iniziò la sua carriera lavorando per 6 anni presso lo studio cinematografico “Mosfilm”, prima come assistente, poi come secondo regista. Negli anni ‘90  si dedicò alla pubblicità lavorando come direttore delle riprese. 
Alla fine degli anni ’90 fu uno dei creatori, regista e, successivamente, conduttore del programma ittico “Dialoghi sulla pesca”,  trasmesso per 5 anni consecutivi sul canale televisivo nazionale “Russia”. 
Le riprese del progetto televisivo “Happy People” (“Gente Felice”), concepito nel 2003, cominciarono alla fine del 2004. La serie documentaria, costituita da 4 puntate  (52 min ogniuna.) fu terminata all’inizio del 2007 . Nel 2008, a Mosca, il progetto vinse il primo posto al Festival Nazionale dei Film Documentario “Artdokfest” e successivamente  ricevette il riconoscimento Nazionale “Ramo d’Alloro”. Nel 2010 fu creata una versione internazionale della serie, rivisitata in  90 minuti di film, con la partecipazione di Werner Herzog, dal titolo “Happy People. A year in the Taiga”(“Gente Felice. Un anno nella Taiga”). Nel 2012, questo film venne distribuito nei cinema Americani ed Europei.
 

Maria Fux

Maria Fux, nata nel 1922, figlia dei dissidenti russi, emigrati in Argentina. Coreografa e danzaterapeuta di grande esperienza artistica e pedagogica, svolge da quaranta anni il lavoro di formazione alla danzaterapia in vari paesi dell’America e dell’Europa, nei quali è ampiamente praticato il suo metodo per il  recupero psicofisico attraverso il movimento creativo in diverse situazioni di handicap. 

La sua carriera di ballerina inizia molto precocemente. Tra il 1954 e il 1960 è una delle prime ballerine del Teatro Colon di Buenos Aires, protagonista di tournée di successo negli Stati Uniti, Polonia, Russia, Perù, Brasile e Uruguay. Dal 1960 al 1965 dirige il “Seminario di Danza” all’Università Nazionale di Buenos Aires. Successivamente svolge un’intensa attività di recital e seminari didattici in molte città dell’America Latina, dell’Europa e del Medio Oriente.

Nel 1968 presenta al Congresso Internazionale di Musicoterapia, che quell’anno si svolge a Buenos Aires, una relazione sul tema “La danza come terapia” dove per la prima volta si parla dell’importanza della danza come mezzo educativo ed espressivo per gli audiolesi. Da quel momento Maria Fux diventa un punto di riferimento in Europa e nelle Americhe per la formazione alla danzaterapia. Nel 1980 inizia la collaborazione in Italia con Lilia Bertelli con la quale fonderà a Firenze nel 1989 il Centro Toscano di Formazione in Danzaterapia “Maria Fux”.Oggi molti operatori, medici e psicologi, che hanno sperimentato la validità del metodo di Maria Fux lo applicano nel trattamento di persone di varie età con problemi sensoriali (non vedenti, non udenti), sindrome di Down, disagio psicologico, sia a scopo riabilitativo che terapeutico.

Il 14 maggio 2002 viene nominata “cittadina illustre” di Buenos Aires.

Oggi, a 96 anni, continua a danzare e a trasmettere la sua Danza.

Martina Serban


Esploratrice del corpo in movimento e in relazione, danzatrice, danzaterapeuta e psicologa. 
Sperimenta diversi stili che vanno dalla danza classica, alla modern-jazz e alla contemporanea. Si diploma presso la Formazione triennale in Danza Creativa – Danzaterapia Risvegli Maria Fux di Milano e, direttamente con Maria Fux, presso il Centro Creativo della Danzaterapia di Buenos Aires. Attualmente iscritta al programma biennale di perfezionamento professionale in danza contemporanea della scuola CIMD di Milano, sotto la direzione di Franca Ferrari.

Tiene corsi e percorsi di danza metodo Maria Fux a Trieste, Udine, Lubiana (Slo) e in Veneto. Dal 2009 svolge laboratori di danza creativa per bambini e danzaterapia nelle strutture per disabili e anziani.

Ha partecipato al progetto filmico riguardante Maria Fux, diventando parte stessa della narrazione. Il film documentario, per la regia di Ivan Gergolet, si intitola Dancing with Maria, ed è stato nominato finalista agli European Film Award 2015. Film

Natasha Pirogova

Natasha Pirogova – danzatrice, coreografa, creatrice di movimento. Traduttrice, laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Padova, autrice del libro “La danza di Natasha”, 2015. Tiene corsi e seminari in Italia sul proprio metodo di movimento corporeo, danzaterapia e movimento autentico. Direttrice artistica del progetto “Imago Russia”.

 

Marco Pighin

Mi chiamo Marco Pighin e sono nato a San Vito al Tagliamento in Friuli nel 1973. Da alcuni anni vivo e lavoro in un piccolo villaggio nel cuore della più grande foresta del mondo, la Taiga siberiana. Da sempre sono stato affascinato dal viaggio e dalla scoperta dell’altro, il fatto di essere nato e cresciuto in quella regione che è la frontiera tra il mondo latino e quello slavo ha sviluppato in me la curiosità nella riscoperta del mondo. Fino alla caduta del blocco socialista la frontiera con l’ex Jugoslavia non era solo la frontiera fra due civiltà diverse ma anche fra due concezioni sociali totalmente diverse e opposte se non nemiche: quella liberal-capitalista occidentale e quella socialista dei paesi dell’est. Una volta diventato adulto per me diventò del tutto naturale viaggiare in questo mondo che per un friulano come me iniziava a Villa Opicina e finiva a Vladivostok, perché esso incarnava la mia visione di “altro”.

Nel 2003 quando vivevo a Parigi iniziai la mia carriera di fotoreporter, per undici anni viaggiai ininterrottamente nei paesi dell’ex blocco sovietico documentando e raccontando, per la stampa nazionale ed estera, storie di un universo quasi sconosciuto per noi europei. Questo mi permise di ritrovare in questa parte di spazio eurasiatico, che non aveva conosciuto lo sviluppo storico e sociale dell’Occidente, molti più aspetti in comune con la mia vera natura interiore che non nel mondo propriamente moderno o meglio post-moderno in cui ero nato. Per questo motivo nel dicembre del 2009 decisi di fermarmi a vivere nel sacro cuore della civiltà eurasiatica, slava e turanica: la Siberia. La Siberia che nella lingua dei nativi siberiani vuol dire la “terra dormiente” è uno spazio geografico immenso puro ed incontaminato che è in attesa di accogliere e far germogliare nel proprio grembo un’umanità nuova, una civiltà in grado di incarnare pienamente la risalita verso le ampiezze cosmiche.

Karinè Arutyunova

Karinè Arutyunova – pittrice, poetessa, scrittrice di narrativa, direttrice del progetto letterario internazionale “Casa aperta”, autrice dei libri : “La cenere della mucca rossa”, Mosca 2011; “Dì rosso” San Pietroburgo, 2012; “Le persone felici” e “Le figlie di Eva” editi in e-book. I suoi racconti entrarono nella shortlist del premio Andrej Beliy, nella longlist del premio “Nazbest”, “Nos”, Russkaja premija” e “ Bolshaia kniga”; vincitrice del festival in memoria di Uri Zvi Greenberg per la sezione di poesia in 2009 a Gerusalemm; vincitrice del premio “Nonconformismo” nel 2014. Autrice de “Colore di melagrana. Profumo di limone” 2017 Kiev, vincitore del primo premio al concorso letterario Korolenko come il miglior libro ucraino di narrativa in lingua russa del 2017.

Sainkho Namtchylak

Sainkho Namtchylak è nata in un villaggio della repubblica ex sovietica di Tuva, nella Siberia meridionale, vicino al confine con la Mongolia.

Entrambi i genitori erano insegnanti. Ha studiato musica al conservatorio locale e ha completato gli studi a Mosca, diplomandosi in canto all’Istituto Gnesinskij. Ha studiato inoltre le tradizioni siberiane lamaiste e sciamaniche, così come gli stili Tuvani di canto armonico.

Ha esordito come cantante folk con il Tuvan State Folk Ensemble, poi ha cominciato a farsi conoscere all’estero con canzoni proprie raccolte sotto il titolo “Out of Tuva”.

Nel 1988 Sainkho ha iniziato a lavorare con altri musicisti in Unione Sovietica, cercando di fondere le tradizioni etniche di Tuva con uno stile moderno e sperimentale. Ha fatto parte del complesso jazz di San Pietroburgo “Tri-O” insieme con Sergej Letov, Arkadij Kiričenko e Alexander Alexandrov , suscitando l’attenzione della stampa occidentale per l’incredibile virtuosismo vocale e l’aspetto esotico.

Nel 1998 pubblica il disco “Naked Spirit” che vince in Germania il “Deutscher Schallplattenpreis”.

Nel 2006 pubblica il suo primo libro con cd audio allegato “Karmaland“.

Discografia essenziale

  • Lost Rivers (1987)
  • Out Of Tuva (1993)
  • Time Out (1997) CD 004 Ponderosa Music & Art – www.ponderosa.it
  • Letters (1997)
  • Naked Spirit (ARNR 2298, Firenze 1998)
  • Stepmother City (2001) CD 003 Ponderosa Music & Art – www.ponderosa.it
  • Aura (2001) 3-CD 005 Ponderosa Music & Art – www.ponderosa.it
  • Who Stole The Sky (2003) CD 016 Ponderosa Music & Art – www.ponderosa.it
  • Cyberia (2011) 2-CD 087 Ponderosa Music & Art – www.ponderosa.it
  • Like A Bird Or Spirit, Not A Face (2016) CD 131 Ponderosa Music & Art – www.ponderosa.it
Selene Calloni Williams

Scrittrice, viaggiatrice e documentarista, Selene Calloni Williams è autrice di numerosi libri e documentari a tema psicologia ed ecologia profonda, sciamanismo, yoga, filosofia e antropologia.
La sua peculiarità e risorsa è poter spaziare da Oriente ad Occidente. In Oriente, e precisamente in Sri Lanka, Selene studia e pratica, per svariati anni, la meditazione buddhista Theravada. Tornata in Europa, studia psicologia e ottiene un master in screenwriting presso la Napier University di Edimburgo. Incontra quindi il celebre psicoanalista James Hillman che la inizia al mondo alchemico della psicologia del profondo e alla visione immaginale. La possibilità di abbracciare insegnamenti orientali ed occidentali è assai preziosa perché capace di tradurre il messaggio orientale in modi adeguati alle modalità di ricezione della psiche degli occidentali, i quali indubbiamente hanno una tradizione immaginale occidentale.

Valentina Cenni

Sono nata a Riccione una mattina di marzo. Molto probabilmente era bel tempo, o almeno quello è il mio ricordo. Essendo pesci ascendente gemelli e chissà cosaltro, mi sono finora ritrovata a stare bene sia di sotto che di sopra, ma la parte in mezzo è quella che ancora amo di più. Da sempre sono interessata al mondo artistico e alle sue varie manifestazioni.

Dopo essermi diplomata allAccademia nazionale d’arte drammatica Silvio DAmico e alla Royal Academy of Dance di Londra, ho iniziato a mettere in pratica i miei sogni, alternandomi fra recitazione, regia, arti performative, fotografia e valanghe damore.

In dodici anni di teatro ho avuto il piacere di recitare con persone molto care e di grande bravura, tra cui Luigi Lo Cascio nella sua riscrittura dellOtello, dove interpretavo una Desdemona dedita alle arti marziali e Giuseppe Battiston e Fausto Paravidino nella pièce Il compleanno di Harold Pinter; mentre al grandioso Teatro Greco di Siracusa ho recitato nellAntigone di Cristina Pezzoli. Nei panni della protagonista Clementina, ho cantato e ballato nella storica commedia musicale di Garinei e Giovannini Aggiungi un posto a tavola e nel 2016 ho ricevuto il Premio Vincenzo Ceramicome miglior attrice giovane, per la pièce del prezioso drammaturgo Giampiero Rappa Nessun luogo è lontano. Nel marzo dello stesso anno ho portato in scena La Regina Dada, spettacolo di cui sono autrice, regista e interprete insieme al mio amato Stefano Bollani.

La collaborazione con il bel compositore e pianista abbraccia anche la musica e la televisione e si traduce nellideazione e nella regia del videoclip Arrivano gli alieni e nella creazione della serie La fata del sonno, sette metafisiche short stories allinterno del programma tv di Rai 1 L’importante è avere un piano. Su Rai 3 sono stata protagonista di Babele, pièce di Letizia Russo e sono stata diretta da Giuseppe Gagliardi nella serie tv Non uccidere, mentre al cinema ho interpretato Micol nel film di Sergio Castellitto Nessuno si salva da solo.

La grande passione per la danza, coltivata in 20 anni di studi, ha aperto un varco verso altre forme di performance: tra le tante, ho creato spettacoli di danza col fuoco, mio grande amore, e nel 2013, insieme al violoncellista Enrico Melozzi, ho formato il duo I fuochi di Bach. Parallelamente, soddisfo il mio desiderio di cogliere lattimo in unimmagine facendo foto in giro per il mondo e realizzando copertine di libri (Mondadori) e dischi (ECM, Universal).

Da amante appassionata dellinvisibile, di esoterismo e di sciamanesimo, porto avanti da anni un cammino che continua a dare luce agli spazi sommersi e apparentemente inarrivabili nascosti dentro il gentile corpo che mi ospita; e grazie ai numerosi studi, viaggi e sperimentazioni, sono arrivata a sentire sempre più fortemente il desiderio di donare questo immenso regalo che mi è stato fatto e fonderlo insieme alle mie più svariate ricerche artistiche.