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LE PERSONE DIETRO L’ARTE

 

Yuri Rost

Giornalista, scrittore, fotografo, russo.

Nella Russia di oggi molte persone vedono il fotografo e giornalista Yuri Rost (nato a Kiev nel 1939) come il simbolo della stampa dissidente degli anni ’70 e ’80 che ha contribuito a provocare il collasso del regime totalitario sovietico. Come editorialista e commentatore analitico per il famoso quotidiano Komsomolskaya Pravda (8 mln di coppie all’epoca), come autore del suo programma di attualità nella tv russa, Yuri Rost ha influenzato la “glasnost” e “perestroika”, le riforme economiche e sociali, sostenute da Gorbaciov nel 1985.

La costante enfatizzazione dei valori umani delle sue memorabili pubblicazioni era in piena sintonia con le idee sulla resistenza passiva di Andrei Sakharov (1921-1989), suo carissimo amico oltre che un importante dissidente sovietico dagli anni ’50 in poi, una figura storica di grande intelletto, onestà e coraggio. In tutte le fotografie di Yuri Rost e in tutto ciò che scrive e dice, l’eroe principale è l’uomo nel suo ambiente naturale.

La visione fotografica di Rost è strettamente legata alla tradizione umanista fondata da noti fotografi del dopoguerra come Henri Cartier-Bresson, Leonard Freed e Ed van der Elsken. Non sorprende, quindi, che Cartier-Bresson (1908-2005) abbia scelto una delle fotografie di Rost per inserirla nella sua ultima mostra, Les choix d’Henri Cartier-Bresson (Parigi, 2003).

Essendo un talentuoso giornalista, attento alle problematiche politiche e sociali, Rost riesce a di dare alle sue fotografie una dimensione ancora più grande attraverso i propri testi che descrivono il contesto sociale della persona in questione.

La mostra a Padova ospiterà le fotografie in bianco e nero di questo tipo: ritratti di uomini e donne, semplici e nello stesso tempo straordinari nella loro semplicità, del periodo tra il 1946 (è un refuso? no, nel 46 aveva 7 anni) e il 1997, come pubblicato in precedenza nell’edizione di People del 2003.

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Rustam Khamdamov

è un famoso regista, scenografo, pittore e designer russo di costumi teatrali e di alta moda. È nato nel 1944 a Tashkent, Uzbekistan. Studiò in VGIK = Istituto Universitario Panrusso dal celebre regista Ciukhràj. Ha al suo attivo numerosi premi e riconoscimenti e un’ampia cinematografia, tra cui: V gorakh moyo serdtse/My Heart Is in the Highlands (lungometraggio) (1967, short) e Nechayannye radosti (1972) Rustam lavora come costumista e scenografo anche nei film di Ali Hamrev Sedmaja pulja (La settima pallottola, 1972) e Ja tebja pomnju (Ti ricordo, 1985).

Poi produce Anna Karamazoff, con Jeanne Moreau (1991, in corsa per la Palma d’Oro),Vokalny paralelder/Vocal Parallels (film-concerto Paralleli vocali, presentato alla 62a Mostra del cinema di Venezia) (2005) (quest’ultimo elogiato da Tonino Guerra, e ha ispirato registi come Antonioni e Visconti e stilisti come Krizia e Pollini), Brillianty. Vorovstvo (2011, short), Yakhonty. Ubiystvo/The Bottomless Bag (Sacco senza fondo) (2017).

Il suo ultimo film “Sacco senza fondo” si basa sul racconto del giapponese Ryūnosuke Akutagawa intitolato “Nel bosco” (1922) ed è stato presentato all’International Film Festival di Rotterdam, e ha ricevuto due premi nel Moscow film festival.

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Lora Guerra

Eleonora Yablockina, Lora Guerra – moglie russa di Tonino Guerra (sceneggiatore, scrittore, poeta, artista) è nata a Mosca il 20 marzo del 1939. Per un periodo lavorò nel ruolo di redattrice presso il Mosfilm. Nel 1975 in occasione del Festival del cinema di Mosca conobbe il suo futuro marito Tonino Guerra. Dal 1977 si trasferì insieme a lui in Italia, dove frequentò grandi nomi del cinema italiano e internazionale come Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Theo Anghelopulos, Andrej Tarkovskij.

Per lunghi 35 anni fu musa, angelo custode, compagna, sostenitrice e traduttrice di Tonino Guerra. Oggi Lora è la custode del patrimonio del grande Maestro e si impegna a trasformare il paesino di Pennabilli in una meta di turismo culturale. Inoltre gestisce e cura il Museo locale di Tonino Guerra.

Riceve ogni giorno nella sua casa a Pennabilli decine di persone da tutto il mondo, artisti, cineasti e gente comune, per far vedere, sentire e toccare con mano il mondo del Poeta, che rivive nei racconti e attraverso gli infiniti occhi azzurro cielo di Lora.

Di se stessa dice solo  “L’occupazione più grande della mia vita è amare. Amo le persone che regalano al mondo la Fiaba e la difendono”.

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Valentin Silvestrov

Valentin Silvestrov, musicista e compositore, è nato a Kiev nel 1937, dove vive tuttora. Nel 1967 si è diplomato al Conservatorio di Kiev sotto la guida di un classico della musica ucraina, Boris Lyatoshinskij. Dopo il diploma, ha lavorato come maestro di pianoforte e, dal 1970, è artista freelance. Nel 1990 il compositore è stato nominato Artista del Popolo Ucraino e ha ottenuto un vitalizio dal Presidente ucraino, oltre a una serie di onorificenze, tra le quali il Dottorato onorario dall’Università Nazionale di Kyiv Mohyla Accademia (NaUKMA). Il nome di Valentin Silvestrov, negli ultimi decenni, è diventato noto a livello planetario e la sua musica è stata eseguita in tutta Europa così come in Giappone e negli Stati Uniti, da musicisti quali Gidon Kremer e Hilary Hahn, Alexei Lubimov e Hélène Grimaud così come dal Kronos Quartet, e da orchestre di livello mondiale come la Deutsches Symphonie Orchester Berlin, la London Philharmonic Orchestra o i Münchner Philharmoniker. Le sue composizioni sono pubblicate da rinomate etichette discografiche tra cui Teldec, Sony Classical ed ECM (Editions of Contemporary Music, nella collana “New Series” prodotta da Manfred Eicher). Cinque tra i diversi cd con opere di Silvestrov della ECM sono stati nominati ai Grammy Award, a Los Angeles.

“Un percorso creativo emblematico quello di Silvestrov: le sperimentazioni degli anni ’60, poi la crisi, anni di silenzio e meditazione, che lo portano a sviluppare un nuovo linguaggio, che guarda al passato senza essere passatista, in una sorta di microclima post-romantico non privo di reminiscenze mahleriane, tutto teso a cercare di ricomporre ciò che è stato infranto. La sua musica, compenetrata di silenzio, è di una bellezza sospesa nel tempo, tra intuizioni folgoranti e tensione melodica. “Romantico d’avanguardia”, maestro raffinato di delicatissime combinazioni sonore, transizioni flessibili e architetture mirabilmente proporzionate, conferisce centralità assoluta alla melodia che, sacrificata da tanta musica contemporanea inseguendo inaudite e algide complessità, per il compositore di Kiev è invece la forma stessa della musica” (tratto da Incontro con Valentin Silvestrov al Ravenna Festival 2018).

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Maria Grazia Ciani

Maria Grazia Ciani è nata a Pola (Istria, ora Croazia), il 21 maggio 1940.
Ha lasciato l’Istria con l’esodo del 1945.
Ha studiato a Venezia e a Padova, dove si è laureata nel 1962 con Carlo Diano in letteratura greca.
Si è diplomata in pianoforte e composizione presso il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia.
Nel 1980 ha vinto la cattedra di prima fascia nel gruppo di letteratura greca, assumendo l’insegnamento di Lingua e civiltà greca e in seguito di Storia della tradizione classica presso l’Università di Padova.
Si è occupata soprattutto di epica e di tragedia, e ha studiato la sopravvivenza dei miti letterari e iconografici nelle letterature e nell’arte dell’Occidente.
Tra le sue principali pubblicazioni:
– “Phaos” nella poesia greca. Introduzione a una fenomenologia della luce, Firenze 1974.
– Dionysos. Variazioni sul mito, Padova 1979.
– Le regioni del silenzio. Studi sui disagi della comunicazione ( a cura di), Padova 1983 (tradotto in inglese nel 1987).
– Psicosi e creatività nella scienza antica, Venezia 1983.
– Traduzione e cura di: Omero, Iliade, (con commento di Elisa Avezzù), Venezia 1990, terza edizione 2002 (Premio letterario internazionale Mondello, Palermo 1991).
– Traduzione e cura di: Omero, Odissea (con commento di Elisa Avezzù) Venezia 1994, seconda edizione 2003.
– Traduzione di Apollodoro, I miti greci, Milano 1996, Fondazione Lorenzo Valla.
– Traduzione e cura di Euripide, Medea (commento di Davide Susanetti), Venezia 1997, seconda edizione 2002.
– Traduzione e cura di Sofocle, Aiace (commento di Sabina Mazzoldi), Venezia 1999.
– Traduzione di Platone, Lettere, Milano 2002, Fondazione Lorenzo Valla.

Nel 1985 ha fondato e tuttora dirige presso la casa editrice Marsilio di Venezia la collana di classici greci e latini “Il convivio”, che ora annovera 63 titoli.

Sempre presso la casa editrice Marsilio, ora Marsilio-Rizzoli, ha fondato una nuova collana, “Variazioni sul mito”, che accoglie alcuni celebri testi classici, ispirati ad antichi e celebri miti letterari. Sono usciti finora:
– Euripide, Seneca, Grillparzer, Alvaro: Medea , a cura di M.G.Ciani, Venezia 1999.
– Sofocle, Anouilh, Brecht: Antigone, a cura di M.G.Ciani, Venezia 2001.
– Sofocle, Euripide, Hofmannsthal, Yourcenar: Elettra, a cura di G.Avezzù, Venezia 2000.

Professore già ordinario di Storia della tradizione classica nell’Università di Padova. E’ socio effettivo dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti.

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Nina Nasilli

Nina Nasilli vive e lavora a Padova, dove si è laureata in Lettere classiche e ha avviato il laboratorio-studio “Atelier Interno 7”. È stato per lei determinante l’incontro intellettuale con Ottiero Ottieri, figura letteraria tra le piú significative del Novecento. Nell’idea del “doppio” c’è il senso del lavoro di Nina Nasilli: la sua stessa forma espressiva è un duplice segno, quello della scrittura in versi e quello grafico-pittorico. Nella veste di pittrice, Nasilli ha tenuto importanti mostre in Italia e all’estero, tra cui le personali piú recenti 2NEST, alla Galleria Civica di Padova, nel 2013, e Vólti lacerti, a Lugano, nel 2017. Dirige per Book Editore la Collana d’arte “parolatracciaparola” e la Collana “foglie e radici – Biblioteca del vernacolo”. Ha al suo attivo diverse pubblicazioni, dalle raffinate edizioni del “Pulcinoelefante” a libri d’arte, come Uovo nudo (Book Editore, 2013) e cartelle d’arte, come Il cielo oggi non sta in piedi (Stamperia d’Arte Barbato, Venezia, 2014). Tra i suoi libri di poesia: Imperfezioni moleste. E oltre (Il Prato, 2008) e, per i tipi di Book Editore, TRA.DIS.CO trame di disprezzo coerente e licantropo (2010), Parabola d’amore – Pensando a Marina C. e Rainer Maria R. nell’anno del fato 1926, racconto in versi per il teatro (2012), al buio dei nodi anfratti (2016, Premio Internazionale di Poesia “Città di Marineo”), Tàşighe! in dialetto veneto, polesano-pavano (2017, seconda edizione 2018, Premio speciale del pubblico “Premio Pontedilegno”).

Ha curato, tradotto dal latino e illustrato con 50 disegni originali, il volume Dittochaeon (Doppio Nutrimento) di Aurelio Clemente Prudenzio (Biblioteca della Fondazione “P. Giuffrè”, Book Editore 2018).

www.ninanasilli.it

Alessandro Niero

Alessandro NIERO, PhD, insegna letteratura russa presso l’Alma Mater Studiorum – Università degli Studi di Bologna. Svolge le sue ricerche soprattutto nell’ambito della letteratura russa del XIX e XX secolo, rivolgendo il suo interesse verso la poesia russa del secondo Novecento (in particolare Iosif Brodskij) e alla traduzione poetica.

Ha tradotto volumi di Evgenij Rejn (2008), Irina Ermakova (2008), Sergej Stratanovskij (2009 e 2014), Dmitrij Prigov (2011, 2014), Afanasij Fet (2012), Igor’ Cholin (2013), Georgij Ivanov (2013), Boris Sluckij (2013). Per la sua attività di traduttore di poesia ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il Premio Nazionale per la Traduzione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (2006), il Premio Lerici Pea Mosca (2008) e il «Čitaj Rossiju / Read Russia» (2012).

Dal 2013 cura presso l’editore Passigli la sezione «Russia Poetica», inserita nella collana «Passigli Poesia» fondata da Mario Luzi.

Il Duo Gazzana

è composto dalle sorelle Natascia e Raffaella, così affiatate nell’arte e nella vita da essere considerate gemelle.
Italiano per origine, cultura, gusto e formazione, il duo ha ricevuto un’educazione musicale internazionale con Maestri di chiara fama quali Bruno Canino, Ruggiero Ricci, Yehudi Menuhin, Corrado Romano, Piero Farulli, Pierre Amoyal e coltivato allo stesso tempo interessi extramusicali.
Le sorelle Gazzana sono laureate in Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma (Natascia con indirizzo in Storia dell’Arte contemporanea, Raffaella in Musicologia) e hanno la passione per le arti, il cinema, le lingue, la lettura, i viaggi.
Ovunque si esibisce, da Milano a Seoul, da Roma a Hong Kong, da Parigi a Singapore, da Oslo a Zurigo, da Stoccolma a Città del Capo, da Wellington a Berlino, il duo si fa apprezzare per la scelta dei programmi, il calore delle interpretazioni, la presenza scenica e la sintonia che stabilisce con il pubblico.
Il duo ha avuto l’onore di esibirsi per S.A.R. il Principe Carlo di Inghilterra, in occasione della visita ufficiale in Italia, per il centenario della nascita del compositore William Walton.
Il duo è stato “Ambasciatore della città di Firenze” e “Government guest” del Giappone in occasione di importanti celebrazioni delle relazioni internazionali tra l’Italia e il Paese del Sol Levante.
Il duo ha debuttato a New York e a Tokyo. Recentemente ha effettuato una tournée in Cina e si è esibito a Mosca in uno spettacolo multimediale dedicato ad Andrej Tarkovskij,
Il duo possiede un vasto repertorio che spazia dai classici ai contemporanei.
Il Duo Gazzana ha il gusto per la ricerca in territori musicali poco esplorati, spesso distanti fra loro per cultura e storia. Nei programmi proposti si svolge sempre un pensiero che attraversa l’opera di autori diversi senza mai rinunciare a qualcosa che affonda le sue radici nella migliore tradizione dell’identità italiana: il senso del canto, della melodia e della bellezza. Con estremo rigore e con piena fedeltà interpretativa, il Duo Gazzana restituisce alla musica l’incanto e il piacere dell’ascolto, avvicinando così il pubblico anche alle opere che possono apparire più difficili ed esoteriche.
Al duo sono state dedicate opere di compositori contemporanei: Valentin Silvestrov, Đặng Hữu Phúc, Fabio Maffei, Tonu Kõrvits.
Il Duo Gazzana è la prima formazione di musica da camera italiana a registrare per ECM Records. L’ultimo cd del Duo Gazzana con musiche di Poulenc, Walton, Dallapiccola, Silvestrov, Schnittke è stato classificato tra i migliori dieci cd del 2014 dal Sunday Times.
Nell’ Aprile 2018 è stato pubblicato un nuovo CD per ECM Records.

www.duogazzana.com

 

Fabrizio Borin

Fabrizio Borin è stato docente di Storia del cinema presso le Università Ca’ Foscari di Venezia e di Trieste. Componente attivo del Comitato scientifico del Fondo Nino Rota conservato presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, direttore della collana “L’arca dei comédiens” sul cinema francese per l’editore L’Epos, tra le altre pubblicazioni, è autore negli anni Novanta delle monografie Jerzy Skolimowski, Carlos Saura, Woody Allen, Federico Fellini e successivamente di L’arte allo specchio. Il cinema di Andrej Tarkovskij (2004), Casanova (2007), Solaris (2010), Tarkovskiana 1. Arti, cinema e oggetti nel mondo poetico di Andrej Tarkovskij (2012), Remembering Andrej Tarkovskij. Un poeta del sogno e dell’immagine (2014). Componente dal 2009 del Comitato Consultivo e direttore della collana “Scrivere le immagini” del Premio artistico Mattador per la sceneggiatura, dal 2015 ne è anche il Direttore artistico.

 

Pejman Tadayon

Pejman Tadayon, pittore, compositore e polistrumentista iraniano. Nasce a Isfahan (Iran) nel 1977. A circa 15 anni inizia a studiare gli strumenti persiani con maestri come Ostad Lotfi ed Hemmati. Si esibisce in diversi concerti in Iran. Dal 2003 si trova in Italia collaborando con diversi musicisti come: Mauro Pagani, Andrea Morricone, Andrea Parodi, Andrea Guerra, Paolo Vivaldi. Insegna liuto, tar e setar e la teoria della musica Orientale.

Dirige L’ Ensemble di musica e danza sufi che unisce musica, danza e poesia. Lo spettacolo dal titolo “Rumi incontra san Francesco” celebra alcuni dei più grandi mistici di tutti i tempi : Jalalludin Rumi, Hafez, Omar Khayyam. L’intento è quello di diffondere il loro messaggio universale di armonia e pace fra tutte le religioni e le culture, come è tradizione delle confraternite sufi. La musica tradizionale persiana è suonata con gli strumenti originali come setar, ney, tar , oud, tombak e daf. 

 

Valentina Cenni

Sono nata a Riccione una mattina di marzo. Molto probabilmente era bel tempo, o almeno quello è il mio ricordo. Essendo pesci ascendente gemelli e chissà cos’altro, mi sono finora ritrovata a stare bene sia di sotto che di sopra, ma la parte in mezzo è quella che ancora amo di più. Da sempre sono interessata al mondo artistico e alle sue varie manifestazioni.

Dopo essermi diplomata all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico e alla Royal Academy of Dance di Londra, ho iniziato a mettere in pratica i miei sogni, alternandomi fra recitazione, regia, arti performative, fotografia e valanghe d’amore.

In dodici anni di teatro ho avuto il piacere di recitare con persone molto care e di grande bravura, tra cui Luigi Lo Cascio nella sua riscrittura dell’ Otello, dove interpretavo una Desdemona dedita alle arti marziali e Giuseppe Battiston e Fausto Paravidino nella pièce Il compleanno di Harold Pinter; mentre al grandioso Teatro Greco di Siracusa ho recitato nell’Antigone di Cristina Pezzoli. Nei panni della protagonista Clementina, ho cantato e ballato nella storica commedia musicale di Garinei e Giovannini Aggiungi un posto a tavola e nel 2016 ho ricevuto il Premio “Vincenzo Cerami” come miglior attrice giovane, per la pièce del prezioso drammaturgo Giampiero Rappa Nessun luogo è lontano. Nel marzo dello stesso anno ho portato in scena La Regina Dada, spettacolo di cui sono autrice, regista e interprete insieme al mio amato Stefano Bollani.

La collaborazione con il bel compositore e pianista abbraccia anche la musica e la televisione e si traduce nell’ideazione e nella regia del videoclip Arrivano gli alieni e nella creazione della serie La fata del sonno, sette metafisiche short stories all’interno del programma tv di Rai 1 L’importante è avere un piano. Su Rai 3 sono stata protagonista di Babele, pièce di Letizia Russo e sono stata diretta da Giuseppe Gagliardi nella serie tv Non uccidere, mentre al cinema ho interpretato Micol nel film di Sergio Castellitto Nessuno si salva da solo.

La grande passione per la danza, coltivata in 20 anni di studi, ha aperto un varco verso altre forme di performance: tra le tante, ho creato spettacoli di danza col fuoco, mio grande amore, e nel 2013, insieme al violoncellista Enrico Melozzi, ho formato il duo I fuochi di Bach. Parallelamente, soddisfo il mio desiderio di cogliere l’attimo in un’immagine facendo foto in giro per il mondo e realizzando copertine di libri (Mondadori) e dischi (ECM, Universal).

Da amante appassionata dell’invisibile, di esoterismo e di sciamanesimo, porto avanti da anni un cammino che continua a dare luce agli spazi sommersi e apparentemente inarrivabili nascosti dentro il gentile corpo che mi ospita; e grazie ai numerosi studi, viaggi e sperimentazioni, sono arrivata a sentire sempre più fortemente il desiderio di donare questo immenso regalo che mi è stato fatto e fonderlo insieme alle mie più svariate ricerche artistiche.

Barbara Eramo

Cantante e autrice italiana, Barbara Eramo è nata a Taranto. Dopo le primissime esperienze musicali in Puglia si trasferisce a Roma, dove per i primi anni canta nel Quartetto Spiritual (Donatone, Forti, Grandi) e come vocalist con Paola Turci e nel gruppo Azzurria (con Peppe Frattaroli, Alexis Lefevre e Massimo Cusato). A fine anni ’90 avvia la collaborazione con Claudio Passavanti nel duo Eramo & Passavanti e la produzione artistica di Bungaro. Con il brano “Senza Confini” Eramo&Passavanti vincono il premio della critica nella sezione giovani del Festival di Sanremo 1998 e il “Premio Volare “ per la miglior esibizione dell’intero festival, assegnato dal presidente della giuria di qualità Michael Nyman. In seguito esce l’album “Oro e Ruggine” (Rossodisera/BMG), che vede anche la partecipazione di Ivan Lins e Phil Palmer. Dal 2000 in poi Barbara Eramo collabora con artisti di diversa estrazione musicale: nel cinema e televisione con Pivio& Aldo De Scalzi (vincitori del David di Donatello 2016 e 2018 per le migliori colonne sonore), con il Premio Oscar Luis Bacalov, Andrea Guerra, Paolo Bonvino. Viene selezionata per cantare nella colonna sonora composta dal Premio Oscar Alexandre Despalt nel film “Tale of Tales” di Matteo Garron. Con il Premio Oscar Nicola Piovani è la cantante solista dei Concerti Sinfonici. Nell’ambito del jazz world, nel 2002 ha collaborato con Mike Mainieri (steps ahead) per il progetto Leucasia, che unisce per la prima volta la tradizione popolare del sud Italia al Jazz.

Nel 2003 è una delle protagoniste del Musical “I Dieci Comandamenti” nel ruolo di Sephora, moglie di Mosè in tour per i grandi Teatri d’Italia. Il Musical vanta la regia di Emile Chourachi ed è prodotto dai fratelli De Angelis.

Dal 2005 è la cantante della Banda Ikona di Stefano Saletti, con la quale prende parte parte anche a spettacoli teatrali con Giancarlo Giannini, Massimo Popolizio, Manuela Mandracchia, Giorgio Albertazzi, Michele Placido, Pamela Villoresi. Con la Banda gira l’Europa nel Festival Sete Sois Sete Luas. In trio con Stefano Saletti ed il musicista persiano Pejman Tadayon lavora più volte negli Stati Uniti. Insieme a Laura Inserra scrive le musiche per lo spettacolo di danza “Uzume” di Mariagrazia Sarandrea e si esibisce con la stessa Inserra in California (Istituto di Cultura Italiano di San Francisco e Bay Area).

Nel 2008 è uscito l’album solista “In Trasparenza” che contiene brani scritti da Eramo con la collaborazione di cantautori quali Alessio Bonomo, Diana Tejera ed il compianto Fausto Mesolella ( Avion Travel ) . Nel 2010 esce il suo Cd “Oriental Night Fever”, realizzato insieme al musicista produttore francese Hector Zazou e Stefano Saletti, pubblicato dall’etichetta Naive in Francia/ worldwide e da Materiali Sonori in Italia.

Nel 2014 pubblica “Emily”, un concept album di sue composizioni su poesie di Emily Dickinson presentato all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Natasha Pirogova

Natasha Pirogova – nata a Murom, nel cuore della Russia, abita in Italia nel 1992. Danzatrice, coreografa, creatrice di movimento. Traduttrice, laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Padova, autrice del libro “La danza di Natasha”, 2015. Tiene corsi e seminari in Italia sul proprio metodo di movimento corporeo, danzaterapia e movimento autentico (www.natashapirogova.com).

Ideatrice e direttrice artistica del progetto “Imago Russia”.

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II Edizione 2018 Padova
John Lindsay Opie

John Lindsay Opie, studioso di fama internazionale, è, a tutt’oggi, il massimo esperto d’iconografia russa del mondo accademico italiano. Di origini angloamericane e discendente da antica nobiltà scozzese, ha studiato Lettere Classiche e Letteratura Inglese alla Columbia University di New York, Storia dell’Arte all’Ateneo di Firenze, e si è specializzato in Filosofia e Teologia all’Università catanese. Nel nostro paese ha insegnato presso gli istituti universitari statali di Catania, Genova, L’Aquila e Roma (La Sapienza). Docente di Storia dell’Arte Bizantina alla Terza Università di Roma, come primo titolare a tale disciplina, è cofondatore e consulente della collezione d’icone russe di Banca Intesa a Vicenza e collabora alle iniziative culturali del Museo delle Icone Russe “F. Bigazzi” di Peccioli (Pisa). Conferenziere in Italia, Stati Uniti d’America, Inghilterra, Austria, Danimarca ed India, gli sono stati riconosciuti benemerenze e premi di prestigio internazionale. I suoi interessi vertono da sempre sull’arte ieratica e sui principi fondativi che la sostanziano, spaziando dall’eredità classica greca e romana (A time of Gods, 1965), alla cultura tradizionale dello Śri Lanka, in quanto riflesso di un modello di civiltà integralmente sacrale (Island Ceylon, 1970). Accolto fin dal 1969 nella Chiesa Ortodossa Russa, da quasi trent’anni i suoi studi si sono concentrati sulla pittura cristiana d’Oriente e le sue coordinate dogmatiche e liturgiche. In questo senso fra le moltissime pubblicazioni in diverse lingue, occorre ricordare, alcuni recenti scritti di ricognizione storico-iconografica come Le icone post-bizantine di Piana degli Albanesi (1990), Le icone di Mezzojuso (1991), The Siculo-Cretan School of icon painting (1991), Manolis Chatzidakis e l’icona post-bizantina (1998), Agnus Dei (2002); altri suoi saggi vertono piuttosto sull’iconologia e sull’ermeneutica teologica e mistica dell’immagine sacra. Fra questi ultimi, bisogna segnalare due pietre miliari come Il significato iniziatico delle icone pasquali (1975) e I sensi esoterici delle icone pasquali (1975), pubblicati sulla rivista «Conoscenza Religiosa» diretta da Elémire Zolla (1926- 2003). Questa collaborazione testimonia il lungo sodalizio di Lindsay Opie con il famoso scrittore e studioso di letterature mistiche e tradizioni metafisiche, nell’intento comune di approfondire scientificamente il linguaggio del simbolismo sacro e nel diffondere le tematiche del Cristianesimo orientale, anche in una serrata critica alla modernità.

Alessandro Giovanardi

Phd, studioso di arte sacra e di estetica simbolica, insegna Arte sacra e Iconografia ed Iconologia presso gli ISSR “Alberto Marvelli “ di Rimini, San Marino e Montefeltro e “Santa Maria di Monteberico” di Vicenza; si è formato presso l’Università di Bolgna laureandosi su Pavel Florenskij e quella di Siena (sede di Arezzo), ottenendo il dottorato in scienze filosofiche con una tesi su Vladimiro Zabughin, e il master in estetica sul bizantinista John Lindsay Opie. Curatore di mostre e saggista  si è occupato soprattutto dell’icona russa, delle origini bizantine nella pittura riminese del Trecento, del pensiero estetico di Cristina Campo, Elémire Zolla, Florenskij, Pavel Evdokimov, Zabughin, Lindsay Opie. Dal 2009 cura le attività culturali della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.

Giuliano Pisani

Filologo classico e storico dell’arte, è membro della Société Européenne de Culture e del Comitato Istituzionale dei Garanti per la promozione della Cultura Classica in Italia del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR). Socio effettivo dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti, presiede la Delegazione patavina dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC). Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è autore di numerosi studi e traduzioni dal greco e dal latino (in particolare Platone, Plutarco, Marsilio Ficino). Ha dato una lettura fortemente innovativa del ciclo giottesco della Cappella degli Scrovegni (I volti segreti di Giotto. Le rivelazioni della Cappella degli Scrovegni, Rizzoli 2008), che ha presentato in numerose città italiane ed europee (tra cui Parigi, Mosca, San Pietroburgo, Copenhagen, Cracovia, Locarno, Vilnius, Freiburg, Sofia). Nel 2015 ha pubblicato un nuovo libro, Il capolavoro di Giotto. La Cappella degli Scrovegni. Nel 2016 è uscito un suo studio innovativo sulla Fornarina di Raffaello (Le Veneri di Raffaello. Tra Anacreonte e il Magnifico, il Sodoma e Tiziano, Ediart, Todi). Nel 2017, per i tipi di Bompiani, ha coordinato con Emanuele Lelli l’edizione completa degli Scritti morali di Plutarco.

Ha ideato nel 1994 il Premio letterario Campiello Giovani, di cui è tuttora Presidente del Comitato tecnico. Suo è anche il progetto Padova – Casa dei Giusti (Padua – Home of the Righteous), fatto proprio dal Comune di Padova e nel cui ambito è sorto il Giardino dei Giusti del Mondo, che onora con una pianta tutti coloro che si sono opposti ai genocidi dell’ultimo secolo in ogni parte del mondo.

Andrea Colamedici e Maura Gancitano

Filosofi, editori, registi e scrittori. Siamo, con Nicola Bonimelli, gli ideatori di Tlön, scuola di filosofiacasa editricelibreria teatro e agenzia di eventi. Abbiamo scritto insieme Tu non sei dio – fenomenologia della spiritualità contemporanea (Edizioni Tlon) e Lezioni di Meraviglia (Macro Edizioni). Andrea è anche l’autore de Il codice del Mito (Mursia Editore) e del racconto di filosofia per bambini Madda sulla Luna. Maura ha pubblicato Malefica – trasformare la rabbia femminile (Edizioni TLON), Igiene e cosmesi naturali (Il Leone Verde 2013). Abbiamo tradotto opere di Jodorowsky, Grof, Gold, e curato riviste e antologie di letteratura, filosofia e ricerca interiore. Siamo ospiti fissi su Radio Rock, con la rubrica Rocksofia.

 

Andrey Tarkovskij

Tarkovskij Andrej Arsenevič

Regista cinematografico russo, nato a Zavraž′e (Ivanovo) il 4 aprile 1932 e morto a Parigi il 29 dicembre 1986. La sua opera, considerata in un primo tempo espressione del di-sgelo sovietico, si è poi rivelata un’interrogazione sulla religiosità russa, che ha posto il regista in un rapporto sempre più conflittuale con il potere, fino all’esilio volontario dal 1984. Con il suo primo lungometraggio, Ivanovo detstvo (1962; L’infanzia di Ivan), ottenne il Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia e, successivamente, vinse al Festival di Cannes nel 1969 il premio Fipresci della critica internazionale per Andrej Rublëv, nel 1972 il Gran premio speciale della giuria per Soljaris (Solaris), nel 1983 il premio Fipresci per Nostalghia, noto anche come Nostal′gija, e infine nel 1986 ancora il Gran premio speciale per Žertvoprinošenic, noto anche come Offret/Sacrificatio (Sacrificio).

Wikipedia

Tarkovskij, poesia del miracolo

 

Andrey Andreevich Tarkovskij
Andrei Tarkovskij – il figlio del regista e direttore dell’Istituto internazionale Tarkovskij

Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij.
Dopo la scomparsa di Andrej Tarkovskij, nel 1987 nasce a Parigi l’Institut International Andreï Tarkovski. I soci fondatori dell’Istituto sono Robert Bresson, Mstislav Rostropovich, Krzysztof Zanussi, Maximillian Shell e Larissa Tarkovskij. L’organizzazione del Centro Tarkovskij parte dall’idea del regista stesso che voleva realizzare e dirigere un’accademia internazionale delle arti a Firenze. Dopo la sua scomparsa, lo scopo principale dell’Istituto è diventato quello di promuovere l’opera del Maestro, pubblicandone gli scritti, organizzando manifestazioni e convegni. Dal 1987 a oggi, con l’aiuto dell’Istituto, molti documenti degli archivi di Tarkovskij, inclusi i suoi diari e il libro teorico Scolpire il tempo, sono stati pubblicati in più di 15 lingue. Sono stati organizzati numerosi convegni, mostre fotografiche e retrospettive in Francia e in altri paesi europei.
Nel 1992 apre l’Istituto Internazionale Andrej Tarkovskij a Firenze, con sede in via San Niccolò 91, con l’obiettivo di diffondere l’opera di Tarkovskij in Italia e a Firenze in particolare – la città che egli amava e dove aveva scelto di vivere. L’Istituto ha organizzato retrospettive e concerti ispirati al cinema dell’artista russo. Fino a oggi a Firenze sono stati raccolti tutti gli archivi del regista, inclusi quelli fotografici, e viene svolto il lavoro di catalogazione del materiale con la collaborazione scientifica della Sovrintendenza Archivistica per la Toscana. Dal 2002 l’archivio è notificato dallo Stato italiano.
Nel 1997 viene costituita la Fondazione Tarkovskij a Mosca che con il sostegno del Ministero della cultura russo si occupa di tutto ciò che riguarda l’opera e le attività legate al nome di Andrej Tarkovskij nella sua terra natale, dal restauro delle pellicole dei suoi film alla pubblicazione degli archivi (ancora inediti in Russia).
I tre centri di Parigi, Firenze e Mosca sono strutture giuridicamente indipendenti, unite però nella gestione e nel coordinamento dei progetti sotto una direzione comune.
Nel 2004 è stata costituita l’Associazione Amici di Andrej Tarkovskij che riunisce gli appassionati e i cultori dell’opera tarkovskiana, permettendo loro di essere informati e partecipi di tutte le iniziative dell’Istituto.
Nel 2016, in occasione del trentennale della scomparsa del regista, nasce il progetto del Museo Andrej Tarkovskij a Firenze.

 

Stefano Benni

Non esiste una biografia del lupo Benni perché da trent’anni, tutte le volte che gliela chiedono, il lupo la cambia, dicendo un sacco di balle, o quasi-balle. Poiché nessuno ha mai controllato, Benni si è divertito a costruirsi almeno dodici biografie diverse.
Eccone una che è quasi vera.

Benni nasce nel 1947 a Bologna ma la sua infanzia è sulle montagne dell’Appennino, dove fa le prime scoperte letterarie, erotiche e politiche.

Il soprannome Lupo nasce qui, per la sua abitudine di girare di notte ululando insieme ai suoi sette cani.
Gioca a pallone ma la sua carriera è interrotta da un infortunio.
Studia al classico con risultati non eclatanti, viaggia e sbevazza. L’università proprio non fa per lui. Cambia due o tre facoltà, ma intanto ha cominciato a scrivere continua

 

Alexandr Daniloff

Alexander Daniloff è un artista e illustratore russo nato nel 1963. Terminati gli studi presso la Scuola Teatrale di Niznij Novgorod (Russia) nel 1990 si è inserito immediatamente nel mondo dell’arte, riscuotendo notevole successo di pubblico e di critica sia in Russia che al estero.

Dal 1987 al 2000 ha partecipato a numerose mostre personali e collettive a Niznij Novgorod, Mosca, Norilsk (Russia); ad Amsterdam, Venlo, Horst, Heusden (Olanda); a Barcellona (Spagna); a Helsinki (Finlandia); a San Francisco e a

Los Angeles (Stati Uniti).

Dal 1994 collabora con la galleria olandese IROK.

Nel 2000 si trasferisce in Italia. Attualmente vive e lavora come artista professionista a Lucca.

Ha collaborato con il Teatro Sociale di Rovigo per la creazione di manifesti e locandineCon una particolare tecnica di disegno ha realizzato alcuni murales sia in Italia che in Russia. Ha creato tre collane dei Tarocchi che sono stati pubblicati nel 2012 e 2014 e ha illustrato alcuni libri. Ha dipinto gli stendardi per i pali di Sulmona nel 2009; di Massa Marittima, San Giovanni d’Asso (Siena) e di Gualdo Tadino (Perugia) nel 2010; di Lucca e di Castel Madama (Roma) nel 2011. continua

Dmitrij Vasiukov

Vasyukov Dmitry Davydovich. 
Nato il 2 aprile 1958, a Mosca. 
Nel 1979 si è diplomato presso il dipartimento di recitazione dell’Accademia Teatrale “B. Shchukin”. Nell’ambito teatrale lavoro poco. Iniziò la sua carriera lavorando per 6 anni presso lo studio cinematografico “Mosfilm”, prima come assistente, poi come secondo regista. Negli anni ‘90  si dedicò alla pubblicità lavorando come direttore delle riprese. 
Alla fine degli anni ’90 fu uno dei creatori, regista e, successivamente, conduttore del programma ittico “Dialoghi sulla pesca”,  trasmesso per 5 anni consecutivi sul canale televisivo nazionale “Russia”. 
Le riprese del progetto televisivo “Happy People” (“Gente Felice”), concepito nel 2003, cominciarono alla fine del 2004. La serie documentaria, costituita da 4 puntate  (52 min ogniuna.) fu terminata all’inizio del 2007 . Nel 2008, a Mosca, il progetto vinse il primo posto al Festival Nazionale dei Film Documentario “Artdokfest” e successivamente  ricevette il riconoscimento Nazionale “Ramo d’Alloro”. Nel 2010 fu creata una versione internazionale della serie, rivisitata in  90 minuti di film, con la partecipazione di Werner Herzog, dal titolo “Happy People. A year in the Taiga”(“Gente Felice. Un anno nella Taiga”). Nel 2012, questo film venne distribuito nei cinema Americani ed Europei.
 

Maria Fux

Maria Fux, nata nel 1922, figlia dei dissidenti russi, emigrati in Argentina. Coreografa e danzaterapeuta di grande esperienza artistica e pedagogica, svolge da quaranta anni il lavoro di formazione alla danzaterapia in vari paesi dell’America e dell’Europa, nei quali è ampiamente praticato il suo metodo per il  recupero psicofisico attraverso il movimento creativo in diverse situazioni di handicap. 

La sua carriera di ballerina inizia molto precocemente. Tra il 1954 e il 1960 è una delle prime ballerine del Teatro Colon di Buenos Aires, protagonista di tournée di successo negli Stati Uniti, Polonia, Russia, Perù, Brasile e Uruguay. Dal 1960 al 1965 dirige il “Seminario di Danza” all’Università Nazionale di Buenos Aires. Successivamente svolge un’intensa attività di recital e seminari didattici in molte città dell’America Latina, dell’Europa e del Medio Oriente.

Nel 1968 presenta al Congresso Internazionale di Musicoterapia, che quell’anno si svolge a Buenos Aires, una relazione sul tema “La danza come terapia” dove per la prima volta si parla dell’importanza della danza come mezzo educativo ed espressivo per gli audiolesi. Da quel momento Maria Fux diventa un punto di riferimento in Europa e nelle Americhe per la formazione alla danzaterapia. Nel 1980 inizia la collaborazione in Italia con Lilia Bertelli con la quale fonderà a Firenze nel 1989 il Centro Toscano di Formazione in Danzaterapia “Maria Fux”.Oggi molti operatori, medici e psicologi, che hanno sperimentato la validità del metodo di Maria Fux lo applicano nel trattamento di persone di varie età con problemi sensoriali (non vedenti, non udenti), sindrome di Down, disagio psicologico, sia a scopo riabilitativo che terapeutico.

Il 14 maggio 2002 viene nominata “cittadina illustre” di Buenos Aires.

Oggi, a 96 anni, continua a danzare e a trasmettere la sua Danza.

Martina Serban


Esploratrice del corpo in movimento e in relazione, danzatrice, danzaterapeuta e psicologa. 
Sperimenta diversi stili che vanno dalla danza classica, alla modern-jazz e alla contemporanea. Si diploma presso la Formazione triennale in Danza Creativa – Danzaterapia Risvegli Maria Fux di Milano e, direttamente con Maria Fux, presso il Centro Creativo della Danzaterapia di Buenos Aires. Attualmente iscritta al programma biennale di perfezionamento professionale in danza contemporanea della scuola CIMD di Milano, sotto la direzione di Franca Ferrari.

Tiene corsi e percorsi di danza metodo Maria Fux a Trieste, Udine, Lubiana (Slo) e in Veneto. Dal 2009 svolge laboratori di danza creativa per bambini e danzaterapia nelle strutture per disabili e anziani.

Ha partecipato al progetto filmico riguardante Maria Fux, diventando parte stessa della narrazione. Il film documentario, per la regia di Ivan Gergolet, si intitola Dancing with Maria, ed è stato nominato finalista agli European Film Award 2015. Film

Marco Pighin

Mi chiamo Marco Pighin e sono nato a San Vito al Tagliamento in Friuli nel 1973. Da alcuni anni vivo e lavoro in un piccolo villaggio nel cuore della più grande foresta del mondo, la Taiga siberiana. Da sempre sono stato affascinato dal viaggio e dalla scoperta dell’altro, il fatto di essere nato e cresciuto in quella regione che è la frontiera tra il mondo latino e quello slavo ha sviluppato in me la curiosità nella riscoperta del mondo. Fino alla caduta del blocco socialista la frontiera con l’ex Jugoslavia non era solo la frontiera fra due civiltà diverse ma anche fra due concezioni sociali totalmente diverse e opposte se non nemiche: quella liberal-capitalista occidentale e quella socialista dei paesi dell’est. Una volta diventato adulto per me diventò del tutto naturale viaggiare in questo mondo che per un friulano come me iniziava a Villa Opicina e finiva a Vladivostok, perché esso incarnava la mia visione di “altro”.

Nel 2003 quando vivevo a Parigi iniziai la mia carriera di fotoreporter, per undici anni viaggiai ininterrottamente nei paesi dell’ex blocco sovietico documentando e raccontando, per la stampa nazionale ed estera, storie di un universo quasi sconosciuto per noi europei. Questo mi permise di ritrovare in questa parte di spazio eurasiatico, che non aveva conosciuto lo sviluppo storico e sociale dell’Occidente, molti più aspetti in comune con la mia vera natura interiore che non nel mondo propriamente moderno o meglio post-moderno in cui ero nato. Per questo motivo nel dicembre del 2009 decisi di fermarmi a vivere nel sacro cuore della civiltà eurasiatica, slava e turanica: la Siberia. La Siberia che nella lingua dei nativi siberiani vuol dire la “terra dormiente” è uno spazio geografico immenso puro ed incontaminato che è in attesa di accogliere e far germogliare nel proprio grembo un’umanità nuova, una civiltà in grado di incarnare pienamente la risalita verso le ampiezze cosmiche.

Karinè Arutyunova

Karinè Arutyunova – pittrice, poetessa, scrittrice di narrativa, direttrice del progetto letterario internazionale “Casa aperta”, autrice dei libri : “La cenere della mucca rossa”, Mosca 2011; “Dì rosso” San Pietroburgo, 2012; “Le persone felici” e “Le figlie di Eva” editi in e-book. I suoi racconti entrarono nella shortlist del premio Andrej Beliy, nella longlist del premio “Nazbest”, “Nos”, Russkaja premija” e “ Bolshaia kniga”; vincitrice del festival in memoria di Uri Zvi Greenberg per la sezione di poesia in 2009 a Gerusalemm; vincitrice del premio “Nonconformismo” nel 2014. Autrice de “Colore di melagrana. Profumo di limone” 2017 Kiev, vincitore del primo premio al concorso letterario Korolenko come il miglior libro ucraino di narrativa in lingua russa del 2017