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14.05 Condizione che chiamiamo esilio. Josif Brodskij. Conferenza di Maria Grazia Ciani con l’intervento di Alessandro Niero

Published on aprile 3, 2019 by wp_7847991

Iosif Aleksandrovič Brodskij (Leningrado 1940, New York 1996) è da considerarsi con ogni probabilità il più importante poeta russo del secondo Novecento. Il Premio Nobel per la letteratura, attribuitogli nel 1987, rappresenta l’ideale coronamento di un percorso travagliato, in cui sembrano essere esplorate varie declinazioni di “esilio”.

Si parte da un sostanziale esilio interno (o emigrazione interna), che lo vede ai margini dell’establishment letterario ufficiale e quasi integralmente proiettato verso la dimensione della letteratura non ufficiale (detta anche “seconda cultura, ancorché in senso non gerarchico), sebbene fosse stimato da figure del calibro di Anna Achmatova.

A seguito del processo-farsa intentatogli nel 1964, Brodskij sperimenta il confino nel villaggio di Norenskaja (distretto di Archangel’sk, estremo nord della Russia), dove accanto a lavori di fatica riesce tuttavia a ricavarsi una dimensione di scrittura (e di traduzione dall’inglese) che lo sorreggono e quasi convertono in positivo quell’esperienza.

Segue, infine, l’esilio vero e proprio, ossia l’espatrio nel 1972, con approdo negli Stati Uniti, dove l’adozione di una potente lingua veicolare come inglese, soprattutto per la saggistica, gli consentono di abbandonare lo sguardo retrospettivo tipico dell’esule e di rivolgersi al pubblico del mondo.

Category: Festival 2019

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